Novella pubblicata su “SCHEGGE” L’AMORE A TUTTE LE ETA’

Novella pubblicata su “SCHEGGE”L’AMORE A TUTTE LE ETA’

Come tutte le mattine andavo al solito bar a fare colazione e a leggere il giornale. Avevo appena finito di bere il mio caffè quando arrivò un amico. Ernesto è il suo nome.
Lo invitai a fare colazione ma rifiutò e si sedette accendendosi una sigaretta. Notai subito che era rattristato o forse preoccupato. Considerando i buoni rapporti che intercorrevano fra noi mi permisi chiedergli: “Che hai Ernesto? Cosa non va? Ti vedo nero!” Come se non mi avesse sentito, continuò a fumare e a guardare in alto come se attorno a lui non ci fosse nessuno. Ripetei le stesse domande e questa volta buttando via la sigaretta che, sembra lo disgustasse, mi guardò e rispose: “Dovrei essere felice e invece sono preoccupato”. Esitai nel continuare la conversazione ma le parole “felice” e “preoccupato” mi allarmarono per cui continuai il mio interrogatorio, non per la voglia di sapere, per cercare di dargli qualche suggerimento, dirgli qualcosa che lo rincuorasse. “Perché “felice ma preoccupato”? Ancora silenzio e poi: ” Mi sono innamorato di una signora vedova e sono ricambiato ma, pensando all’età che ho e che lei ha, sono preoccupato perché non vorrei che la gente pensasse che alla nostra età forse non sarebbe il caso di formare una nuova famiglia.”
Risposi:” Quello che tu dici è bello perché la vita continua lo stesso anche se voi due avete perso i rispettivi coniugi, tempo fa, e se l’amore vi ha portato verso nuovi lidi è giusto che coroniate questo sogno, questa voglia di rivivere a nuova vita perché di questo si tratta. L’amore non conosce età e non è vero che ci s’innamora quando si è giovani. Ricordati che l’amore è cieco e può colpire in qualsiasi momento; conta solo che sia sincero e puro. Diventa bello perché si vive la vita sotto nuovi aspetti; per certi versi è una nuova primavera e la natura si trasforma e si colora di bello, di piacevole, di voglia di vivere. Ora ti racconterò un fatto che mi è accaduto tanti anni fa quando lavoravo per quell’avvocato che tu conosci. Quello che ti racconterò avvenne circa quarant’anni or sono. Dovevo andare a trovare una persona, per consegnargli un documento molto importante e, lo stesso abitava in un piccolo paese di collina, al Nord Italia .Per arrivare a quella cittadina attraversai mille peripezie anche perché non era servito bene dai mezzi di trasporto. Come Dio volle, prendendo un taxi, arrivai intorno alle dieci. Il signore interessato purtroppo era sceso in città e non sarebbe tornato che nel pomeriggio. Che cavolo dovevo fare tutta la mattinata? Mi misi a gironzolare andando in piazza, facendo colazione, guardando le case del circondario. Trovai una panca e degli alberi che mi permettevano avere un po’ di frescura; eravamo in pieno luglio.
Comprai un giornale e poi fumandomi una sigaretta mi sedetti su quella panca sperando che il tempo passasse velocemente. Mi ero appena seduto che gli occhi mi caddero ai piedi della panca. Per terra un portafoglio color marrone. Chissà a chi era caduto! Lo presi, non per la voglia di tenermi il contenuto ma per vedere se c’era qualche documento per individuare il proprietario.
Lo aprii: Una banconota di cinquemila lire e della carta piegata; nient’altro. Presi il foglietto e lo aprii sperando che ci fosse un nome, un indirizzo. La carta era giallastra, bene custodito.
Era una lettera datata 16/12/1956. Era una lettera d’amore nella quale chi scriveva si rammaricava che il loro amore non poteva continuare poiché i genitori non volevano che lei continuasse la relazione. Era firmata Maddalena.
Ripiegai la lettera e la riposi. Ripresi la mia lettura convinto che avrei portato il portafoglio ai carabinieri con la speranza che potessero recapitare il portafoglio o che il proprietario facesse denuncia di smarrimento. Mi rimisi a leggere ma il caldo era opprimente e mi stancai subito.
Osservai il panorama che mi si prospettava davanti e notai un’immensa distesa di verde con alberi e giardino ben curato, circondato alte cancellate. Mi alzai e mi avvicinai. Davanti il cancello principale un’insegna con la scritta “ CASA DI RIPOSO- MARIA MADDALENA”. Subito pensai:
Maddalena. Che sia quella della lettera?” Non ci pensai due volte , suonai il campanello e aspettai che venisse qualcuno. Attesi dieci buoni minuti senza che
arrivasse nessuno. Stavo andando via quando arrivò una signora di mezz’età che aprì il cancello e con un sorriso mi chiese cosa volessi.
Le raccontai del portafoglio, della lettera, della firma e dell’accostamento con l’iscrizione della casa di riposo.
La signora rifletté un poco e poi mi disse:” Maria Maddalena perché siamo devoti tutti alla Madonna. A rifletterci sopra abbiamo una signora alloggiata qua da tanti anni che risponde al nome di Maddalena. Non so se la lettera è stata scritta da lei oppure no. Entri, facciamo un tentativo. In fondo chiedere, non costa nulla.
Lei avanti ed io dietro attraversammo il viale e poi, salendo le scale, entrammo in un salone dove stavano sedute tante persone anziane affaccendate a leggere, a ricamare, a giocare.
In un angolo una vecchietta sonnecchiava. L’infermiera la svegliò toccandole la spalla con delicatezza e quando ebbe l’attenzione, disse: ”Signora, per caso questa lettera l’ha scritta lei?” La signora inforcò gli occhiali e cominciò a leggere silenziosamente. Alcuni minuti dopo la ripiegò ,si alzò e disse:” Si, questa lettera l’ho scritta io tanto tempo fa al mio ragazzo che non ho più visto da allora. Sì, quella Maddalena sono io e l’ho scritta quando avevo sedici anni. Il mio era un amore vero ma dovendo obbedire ai miei genitori ho dovuto dire di no al ragazzo che amavo e che continua ad essere nei miei pensieri, nonostante l’età.
Si avvicinò un’altra infermiera e vedendo il portafoglio disse:” Ma questo è il portafoglio dell’ingegnere Terlizzi. L’ha perso ieri dopo essere andato a comprare il giornale. Lui si alza presto, esce, compra il giornale e poi si rintana nella sua stanza senza uscire mai. Noi lo conosciamo e gli portiamo da mangiare in camera.”
A questo punto anche la signora Maddalena che ascoltò l’infermiera voleva sapere e capire meglio.
Chiamai le due infermiere e, di comune accordo, decidemmo di andare a trovare il Terlizzi e saperne di più. Salimmo al terzo piano e attraversammo un lungo corridoio. L’infermiera bussò e aprì la porta. Un signore anziano, seduto, stava leggendo qualche articolo del giornale, ma non alzò il capo per vedere chi avesse bussato o se ci fossero altre persone. Si alzò solo quando vide noi tre. La signora prese il portafoglio e disse:” Signor Terlizzi, è questo il suo portafoglio? Questo giovanotto l’ha trovato e l’ha portato a noi.” A questo punto intervenni io e gli dissi: “Egregio Signore lei oggi è un uomo fortunato non solo perché ha trovato il portafoglio ma anche per altro. Lui pensava che io mi riferissi alla lettera e disse: “E’ vero tenevo tanto al portafoglio per il suo contenuto, per la lettera che vi è dentro e che ho pianto tanto per averla persa. Mi ricorda la mia gioventù e la donna che ho sempre amato.
E quasi in coro noi tre dicemmo: “Il suo desiderio si è esaudito. La signora Maddalena è ricoverata in questa casa di riposo ed è alloggiata al primo piano. Venga. Andiamo a trovarla.
Due grosse lacrime cominciarono a scendere da quel simpatico signore. Chiese qualche minuto per sistemarsi e poi ci seguì fino al piano terra. Fu un incontro che rizzarono le carni a tutti quelli che eravamo nel salone e quando ci fu l’abbraccio fra i due, tutti cominciarono ad applaudire e a essere felice per quell’avvenimento. Seppi poi che il Terlizzi era emigrato in America e da qualche tempo era ritornato al suo paesello per morirvi.
Inutile dire che dovetti ritornare a quel paesello in quando ero stato invitato alle nozze di quella coppia Maddalena 78 e Piero Terlizzi 82 quale primo testimone.
Or se quella coppia aveva potuto coronare il loro sogno d’amore dopo tanti anni perché lui, il mio amico, non poteva unirsi con la donna della sua vita che fra l’altro lo amava e non era un’unione di convenienza, come succede a volte.
Ernesto si asciugò il viso per le lacrime che scorrevano mentre raccontavo l’accaduto e alzandosi mi disse:” Vado via .Vado a dire alla mia ragazza di fissare la data delle nozze perché non voglio stare più single e voglio vivere i giorni o gli anni che mi rimangono in piena felicità, augurandomi che Dio mi faccia godere questa porzione di vita che mi rimane più a lungo possibile.

Paolo Ansaldi

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